Quando una lingua straniera ti restituisce a te stesso

Ci sono libri che nascono due volte.

La prima volta quando li scrivi.
La seconda quando qualcuno, altrove, decide che quelle parole meritano un’altra voce, un altro respiro, un altro popolo.

Poema umano oggi parla anche rumeno.
E già questa non è una semplice notizia editoriale.
È una piccola vertigine.

Perché essere tradotti non significa soltanto essere letti altrove.
Significa attraversare una frontiera invisibile.
Significa che la propria lingua, quella in cui hai imparato a nominare il dolore, la terra, i figli, l’assenza, il cammino, viene smontata e ricostruita dentro un altro sistema di suoni, memorie, muscoli culturali.

È un’operazione quasi sacrale.
Come prendere una zolla della propria terra e seminarla in un altro continente, sperando che attecchisca senza perdere il sapore del proprio sangue.

Per questo guardo all’edizione rumena di Poem uman con gratitudine autentica.

L’editore ha compiuto un lavoro serio, accurato, rispettoso.
In tempi in cui troppo spesso la poesia viene trattata come un genere marginale, quasi ornamentale, sapere che qualcuno investa energie reali nella sua diffusione internazionale è già di per sé un atto culturale di resistenza.

Quanto alla traduzione, ogni autore vive sempre una forma di affidamento.
Non consegni semplicemente parole.
Consegni il tuo battito.

Non possiedo la competenza linguistica per giudicare pienamente il risultato, ma sapere che Eliza Macadan abbia già tradotto voci come Lino Angiuli, Amedeo Anelli, Luigi Fontanella e altri nomi significativi della poesia italiana contemporanea, rappresenta per me non solo una rassicurazione, ma una vera garanzia.

La traduzione poetica non è trasporto.
È trasfusione.
E servono mani esperte.

Così questo libro diventa qualcosa di più di una pubblicazione estera.
Diventa una conferma.

La poesia, quando è necessaria, può ancora attraversare confini geografici, politici, linguistici.
Può ancora trovare nuove case.

In un’epoca che riduce spesso la parola a slogan, algoritmo, velocità, superficialità, vedere versi nati in Puglia approdare in Romania significa riaffermare un principio semplice e rivoluzionario:

la poesia non appartiene a una nazione.
Appartiene alla condizione umana.

Forse è questo, in fondo, il senso più profondo di Poema umano.

Non essere semplicemente il libro di un autore.
Ma tentare di essere, almeno per un tratto di strada, il frammento di un’esperienza collettiva.

Un corpo di parola che cammina.

E allora grazie a chi questo cammino lo rende possibile.
A chi traduce.
A chi pubblica.
A chi rischia ancora sulla letteratura.

Perché ogni traduzione riuscita è una frontiera che cede.
Ogni libro che attraversa una lingua è una crepa aperta nei muri.
E dentro quella crepa, ancora una volta, può passare la luce.

Raffaele Niro

link al sito dell’editore