Petrolio, cieli deviati e democrazie in ostaggio: da Mattei a Sánchez, la rotta la decide sempre il greggio

Cambiano i calendari. Cambiano i volti. Cambiano le bandiere appuntate sui revers delle giacche.

Ma il petrolio, quello no.

Il petrolio continua ad avere lo stesso odore antico di denaro, sangue, geopolitica e misteri troppo convenienti.

Leggo della “anomalia tecnica” che ha costretto l’aereo del presidente spagnolo Pedro Sánchez, diretto in Armenia, a deviare verso la Turchia, e il pensiero corre immediatamente a Enrico Mattei. Non potrebbe essere altrimenti.

Perché quando si parla di energia, di equilibri internazionali, di rotte strategiche, improvvisamente anche i cieli sembrano diventare meno affidabili.

Naturalmente oggi nessuno precipita mai davvero dentro la Storia. O almeno non ufficialmente. Oggi esistono guasti tecnici, verifiche di sicurezza, protocolli internazionali, problemi di autorizzazione, incidenti diplomatici. Tutto sterilizzato. Tutto raccontato con il lessico anodino della burocrazia globale.

Eppure la sensazione resta.

Quella vecchia, scomoda, quasi archeologica sensazione che quando qualcuno attraversa certe traiettorie geopolitiche, quando sfiora certi interessi energetici, quando si avvicina troppo alle vene ancora pulsanti del petrolio mondiale, la libertà di movimento possa diventare improvvisamente relativa.

Mattei lo aveva capito molto prima di tutti.

Aveva osato sfidare il cartello delle Sette Sorelle, aveva tentato di restituire all’Italia una postura autonoma, meno coloniale, meno servile. E per questo divenne incompatibile.

Il suo nome, da allora, non è soltanto un capitolo industriale italiano. È diventato un simbolo. Una formula implicita. Una nota a margine della modernità.

Quando il petrolio è in gioco, la democrazia spesso viaggia in classe economica, mentre gli interessi strategici siedono ai comandi.

Oggi non servono più necessariamente esplosioni nei cieli di Bascapè. Bastano pressioni, deviazioni, corridoi aerei chiusi, diplomazie muscolari, warning tecnici, fragilità improvvise.

Più eleganti. Più presentabili. Più adatte ai telegiornali.

Ma il principio resta sorprendentemente simile.

Il controllo delle risorse non tollera ingenuità.
Chi pensa che il petrolio sia soltanto una materia prima probabilmente crede ancora che la storia venga scritta dai principi morali e non dai barili.

Sánchez, Mattei, Armenia, Turchia.

Nomi diversi. Epoche diverse.

Ma lo stesso oleodotto invisibile continua a collegare potere, energia e destino.

Forse oggi non si fanno più saltare gli aerei come nei racconti più cupi del Novecento.

Forse.

Oppure abbiamo semplicemente imparato a chiamare le stesse cose con parole più rassicuranti.

“Scalo tecnico.”

Che meravigliosa espressione.

Così innocua.
Così moderna.
Così perfettamente petrolifera.

Raffaele Niro