
Cartacanta è un poema ‘totale’, un esperimento tridimensionale e pluriestetico che significando e disegnando in realtà indica la tragica ironia di un io disperso, dislocato in più lingue, globalizzato nelle sue pur pervicaci province mentali: <<sbuccio stelle / sgrammatico sogni / scindo molecole / di me // cerco il nucleo / la fonte d’energia / per illuminare / il sorriso // l’esplorazione / s’avventura / per le caverne / dell’esser stato // guado / il mare salato / dell’anima / cristallizzata>>”.
“Niro non si limita al verso tradizionale o a manovre metaforiche scontate, ma fa degli in-versi e dei contro-versi, giocando incessantemente su nuclei semantici e su cellule foniche, mettendo in collisione spezzoni di coscienza e sequenze di parolibere e di neoformazioni verbali uscite direttamente dall’inconscio. Con un po’ di Palazzeschi, un po’ di Sanguineti e una certa dose di ludismo enigmistico, Niro costituisce un suo fantasioso e ironico macchinario di emozioni, sentimenti, esperienze, riflessioni, riferimenti anche storici e risentimenti anche civili”.
“Attraverso i testi di Niro si indovina una nuova radicale richiesta di senso, un nuovo disperato bisogno di ancoraggi”.
“Un cuore poetico, quindi, quello di Niro, che non si perde in grafismi narcisistici, ma cerca attivamente l’incontro con l’altro e vede nell’amore la prova decisiva del gioco complessivo della vita. La sequenza catenaria dei versi qui si svolge e riavvolge, complicandosi in garbugli indecifrabili, seguendo un percorso iconico che le fa da contrappunto”.
Sergio D’Amaro in “Letteratura del Novecento in Puglia. 1970-2008” a cura di E. Catalano, ed. Progedit
Di Salvo Edizioni, 2009.
Raffaele Niro