FARSI VERSO >La città che impara a guardarsi

Ci siamo fermati.
E già questo, oggi, è un atto rivoluzionario.

Si è concluso il ciclo dei laboratori FARSI VERSO > con le prime e le seconde del liceo classico e scientifico dell’Istituto “Giordani” di Monte Sant’Angelo. Ma “concluso” è una parola sbagliata. Perché quello che è accaduto non si chiude. Si deposita. Si infiltra. Rimane.

Abbiamo attraversato la città.
Non come si attraversa un luogo per arrivare altrove, ma come si attraversa una parola quando si prova a capirla davvero.

Ci siamo fermati sulle basole consumate, sulle pieghe dei muri, sulle chiese che sembrano trattenere il respiro, sopra e sotto ponti, nelle piazze che fingono di essere solo piazze. Abbiamo sostato nei dettagli, che sono l’unico luogo dove le cose iniziano a dire la verità.

Oggi ci siamo affacciati sulla Valle di Carbonara.
Una delle meraviglie di Monte.
Forse proprio per questo, una delle meno guardate.

E poi ci siamo persi, nel senso più giusto della parola, tra i graffiti ideati dall’architetto Ercole Guerra.
Gatti, topi, voliere, bambine gioiose, commensali di antiche cantine.
Un popolo silenzioso che ha restituito respiro a un quartiere rimasto troppo a lungo fuori dallo sguardo.

I ragazzi hanno iniziato a restituire.
E lo hanno fatto con tutto quello che avevano.

Racconti.
Poesie.
Canzoni.
Video.
Disegni.

Ognuno di questi frammenti nasce da un gesto semplice e potentissimo, suggerito dai versi di Franco Arminio:
prendi un angolo del tuo paese e fallo sacro.

E allora lo hanno fatto davvero.
Hanno preso angoli dimenticati, strade che non finiscono nelle fotografie, muri che nessuno racconta, e li hanno resi necessari.

L’obiettivo è ambizioso.
Ma le cose necessarie lo sono sempre.

Costruire una mappa emotiva di Monte Sant’Angelo.
Un mosaico fatto di sguardi, dove ogni tessera non serve a rappresentare la città, ma a restituirle senso.

Questo lavoro esiste grazie alla lungimiranza di Raffaella Salcuni e Antonio Troiano,
grazie al coordinamento instancabile e vivo di Marcella Caretto,
e grazie alla presenza, discreta e luminosa, della professoressa Rosa Falcone e di tutto il gruppo di docenti che ha scelto di esserci davvero.

I ragazzi stanno ancora lavorando.
Continuano a comporre questo mosaico ostinato.

E quando la guida sarà pronta, forse accadrà qualcosa di semplice e necessario… qualcuno inizierà a guardare davvero.

Scopriremo che i luoghi non devono essere famosi per essere importanti.
Devono essere abitati.
Devono essere attraversati.
Devono essere chiamati per nome.

E poi c’è un incontro.
Quelli che non si programmano.

Sabato scorso, nei pressi della chiesa di San Benedetto, abbiamo incontrato il professor Leonardo Guerra.
Un incontro casuale, si direbbe.

Ma a volte il caso è solo il modo che hanno le cose per accadere quando qualcuno le ha già pensate prima di noi.

Io continuo a credere che ci sia stato lo zampino dell’amato e compianto Ernesto Scarabino.
Che davanti a una delle sue dimore spirituali abbia deciso di rimettere in dialogo due traiettorie.

Leonardo oggi è tornato con noi.
Ha camminato.
Ha raccontato.
Ha aperto varchi nella memoria.

E allora capisci che una città non è fatta di pietre.
È fatta di passaggi.

Di voci che si consegnano.
Di sguardi che si allenano.
Di ragazzi che, per la prima volta, si accorgono che sotto i loro piedi non c’è solo strada.

C’è una storia che li sta aspettando.

E forse è proprio questo, alla fine, il senso di tutto.

Non insegnare a guardare.
Ma restituire agli occhi la loro responsabilità.

Perché ogni volta che qualcuno si ferma davvero,
un luogo smette di essere invisibile.

E ricomincia a esistere.

Raffaele Niro