16 luglio 1228. Quando Francesco d’Assisi divenne santo… “Sulla soglia”

Giotto, canonizzazione di San Francesco

Il 16 luglio 1228, a meno di due anni dalla sua morte, papa Gregorio IX proclamò santo Francesco d’Assisi. La canonizzazione avvenne nella città umbra davanti a una folla immensa, descritta con straordinaria intensità da Tommaso da Celano. Vescovi, abati, pellegrini, nobili e popolo riuniti per riconoscere ufficialmente ciò che, in fondo, era già accaduto nel cuore della gente. Francesco era già diventato un riferimento spirituale ben prima della proclamazione solenne della Chiesa.

La canonizzazione segnò l’inizio di una memoria pubblica destinata ad attraversare i secoli. Pochi giorni dopo, con la bolla Mira circa nos, Gregorio IX confermò ufficialmente il culto del santo e dispose la costruzione della grande Basilica che ancora oggi custodisce le sue spoglie.

Eppure, quando penso a Francesco, non è la Basilica il primo luogo che mi viene in mente.

Mi viene in mente una strada.

Mi viene in mente il pellegrino.

Mi viene in mente il lungo cammino che, secondo una tradizione antica e profondamente radicata nel Mezzogiorno, lo condusse da Assisi fino alla grotta di San Michele Arcangelo, sul Gargano. Un viaggio che attraversa l’Italia non per conquistare un luogo, ma per lasciarsi trasformare dal viaggio stesso.

Forse è proprio lì che Francesco continua a parlarci.

Non nel santo già compiuto, ma nell’uomo ancora in cammino.

È per questo che il primo poemetto della mia raccolta Sulla soglia, pubblicata da Besa Muci nel novembre scorso, porta il titolo “Sulla soglia del silenzio” ed è dedicato proprio a quel pellegrinaggio.

Non ho voluto raccontare una vicenda storica.

Ho provato, piuttosto, ad ascoltare ciò che quel cammino continua a dire al nostro tempo.

Francesco attraversa montagne, valli, boschi, tratturi. Attraversa il silenzio prima ancora dei paesaggi. Il Gargano, con la sua grotta dedicata all’Arcangelo Michele, diventa il luogo simbolico di una soglia, quella tra la parola e il silenzio, tra la paura e l’affidamento, tra ciò che siamo e ciò che possiamo ancora diventare.

In fondo, ogni pellegrinaggio è questo.

Non serve ad arrivare.

Serve a cambiare.

A distanza di quasi ottocento anni dalla sua canonizzazione, Francesco continua a essere una domanda più che una risposta. Continua a ricordarci che la santità non coincide con la perfezione, ma con il coraggio di attraversare il mondo senza possederlo, custodendolo come un dono.

E forse è proprio questo il motivo per cui, scrivendo Sulla soglia, ho sentito il bisogno di iniziare da lui.

Perché ogni parola autentica nasce dopo un lungo tratto di silenzio.

E ogni cammino, prima o poi, conduce davanti a una soglia.

Raffaele Niro